Queste belle giornate autunnali ci permettono ancora di fare delle belle passeggiate in mezzo alla Natura, sempre alla ricerca di qualcosa di Specialissssssimo! 🙂
Cosa ho trovato di “ISSSSSSIMO” ? Alcuni alberi mooolto affamati … attento al panino! 😉
Perchè??? In montagna ho fatto la conoscenza degli Alberi Mangioni!
Proprio così … guarda un pò!
“Ghiottone 1” non si parla mentre si mangia!!! 🙂
“Ghiottone 3” ha una luuuunga stecca di liquirizia!
E poi … nel mare ci sono le Navi porta aerei giusto? Nel bosco ci sono gli Alberi con le Piste di Lancio per le Formiche alate, per i Calabroni, per gli Scarabei, per le Farfalle …
… ci sono pure gli Alberi chic, con dei bei vestiti di “Paillettes” 😉 …
P.S. I mieiarticoliNON sono sponsorizzati dailink(cliccare sopra le parole “blu” e/o “rosse”) di rimando o dalle Case Editrici indicate.E’ un mio libero consiglio di lettura e/o comprensione.
Durante l’estate gironzolando per il mio paesino carnico ho notato dei segnavie bianco-verdi.
Conosco i segnali bianco-rossi del CAI, i segnali marroni delle Ciclovie, i segnali con le Pievi o con il Pesce di Aquileia, e tanti altri … ma questi mi giungevano nuovi.
#curiosacomeunascimmia 😉 ho chiesto informazioni all’Agenzia del Turismo di Tolmezzo e la gentilissima Sabrina mi ha dato una bella notizia che ve la giro volentieri.
Sono stati ripristinati molti sentieri che, negli anni passati, venivano usati dagli abitanti per recarsi nel paese vicino oppure nelle zone di alpeggio/caccia/fienagione, … per procurarsi la legna, il carbone, il ghiaccio, … della serie #nonsifiniscemaidiimparare! 🙂
E’ stata una sorpresa e/o conferma dietro l’altra, leggendo il meraviglioso libretto con allegato l’esaustiva cartina. Scoprire nuove curiosità come le fornaci per la produzione della calce, il lavoro negli Stavoli come quelli appartenuti alla famiglia Zanella e a l’Ors di Pani! E molto altro ancora. 🙂
I Comuni interessati, oltre a Tolmezzo, sono Amaro, Cavazzo e Verzegnis al cospetto, mi correggo, stretti dall’abbraccio del meraviglioso Monte Amariana!
Prima o poi arriviamo anche da te! 🙂
54 proposte per conoscere ancora più a fondo la Conca Tolmezzina e non solo.
I miei sentieri del cuore?
ææææææææææææææææææ
Il n.30 SALITA CANEVA-MONTE DOBIS
La zona del Monte Dobis è uno dei sentieri che ho “scalato” tante estati fa con papà e uno zio. Ricordi lontani ma che adesso, quando rifarò questo percorso, mi ritorneranno in mente.
Quante corse su e giù per i prati di Cjarandes e Faeit!
E lungo il sentiero di accesso agli Stavoli con gli zii e i cugini, ci si fermava sempre per una pausa e si attendeva il suono del clacson della corriera che saliva a Fusea.
Un ricordo? Anche dalla parte di Casanova si raggiungeva la Pieve di S.Maria oltre But attraverso una gradinata con la Via Crucis. Adesso c’è una comoda strada che fa parte del Cammino delle Pievi.
dallo Stavolo Cjarandes qualche estate fa!
Io sono quella con il golfino rosa, i calzettoni lunghi e i scarpets! 🙂
Freddo, freddo, io amo il freddo! 😉 E sono nata a Luglio! 🙂 🙂 🙂
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In soffitta, dentro un baule vecchio vecchio,ho ritrovato un libricino dal titolo particolare “STORIE UN PO’ COSI’ di UDINE e non solo”, sono delle storie fantastiche successe a degli abitanti MOOOLTO particolari di Udine … e non solo!
Quando ero piccola l’ho letto tutto d’un fiato e adesso te lo voglio regalare leggendo queste avventure insieme a te!
Allora, siediti comodo ed iniziamo…Buon divertimento!
Avete presente una giornata calda,anzi caldissima, ora di pranzo,il sole che picchia?
Bhè! Oggi è proprio una di queste giornate e lungo la via rientra da scuola un bambino, con uno zaino pieno di libri, con le cartelline piene di disegni di rombi, ottagoni, triangoli, cerchi con il famigerato compasso (che a settembre sarà da cambiare visto che a metà anno scolastico l’asticella si è allentata e anziché un cerchio crea un ovale!)
e ancora stecche, righelli, fogli, foglietti, il vocabolario !!!
Bhè! Tutto questo succede a Manu, l’ultimo giorno di scuola, che rientra a casa…
con la testa bassa…per il peso di tutti quei materiali,
con la testa bassa … triste perché ha appena salutato l’amico del cuore che parte per la montagna a casa della nonna.
con la testa bassa … a contare i passi che mancano per arrivare a casa …
meno 10… meno 5,4, 3, 2, 1 … ARRIVATO !!!
La mamma lo accoglie con un abbraccio fortissimo proprio sulla porta di casa:
“Bentornato tesoro! Buone Vacanze!”.
Con un ultimo sforzo Manu arriva in cameretta …
Si toglie zaino, borse, scarpe … LIBERO !!!
“SONO IN VACANZA !!! ” grida dalla finestra.
Dall’albero del giardino di casa partono in volo dei passerotti spaventati da quell’urlo liberatorio.
“Oh! Che belli! Beati voi che avete le ali! Che bello sarebbe volare, volare sulle case, sui giardini, arrivare fino al mare e poi ritornare indietro verso la montagna, in alto in alto…”
E’ assorto in questi pensieri quando gli occhi di Manu si posano su quelli dell’Angelo del Castello di Udine.
“Ma cosa stà facendo? Perché punta il dito? Verso dove?”
In quel preciso momento Manu vede l’Angelo del Castello girarsi verso di lui e … grazie ad un soffio di vento, una bandierina blu si posa sul davanzale della cameretta! ”Bella!”
“Ciao Manu! E’ un mio regalo.Sono l’Angelo del Castello e mi sono messo nel punto più alto della città per osservare tutti gli abitanti, soprattutto i bambini, di Udine e della Regione, compreso te, per vedere se c’è bisogno di un aiuto e così indico con il braccio teso in avanti la direzione dove devo “colpire”!
Come adesso … significa che verso quella direzione c’è un bambino in difficoltà …
Scusa un attimo … Forza Marco, concentrati, tira piano, un po’ verso destra … Siiiii goooool !!! Hai fatto gol !!! Bravo! E adesso via a festeggiare con i compagni di squadra! …
Eccomi qua, ho sentito MOOOLTO bene che sei in vacanza però non sai come passare il tempo.
Allora, se vuoi, ci diamo appuntamento qui in camera tua (mandami un segnale sventolando la bandierina blu) e io ti racconterò che cosa puoi vedere e conoscere in questa bella cittadina e anche in Regione, dal mare alla montagna.
Seguimi nei miei racconti e scoprirai tante cose interessanti!
Adesso vai a mangiare… Buon appetito e … a prestoooo!
Le prossime volte racconterò … del bellissimo Angelo del Castello e dei leoni a Udine… e sì… tanto tempo fa sono arrivati in città 4 leoni, ma questa è un’altra storia!Ci vediamo nei prossimi giorni!
Baci Baci
zia Beta
P.S. I luoghi sono reali, le storie, sono storie della mia fantasia, per invogliare grandi e piccini a guardare con occhi curiosi le meraviglie della mia città e della mia Regione. Penso, anzi ne sono sicura, che anche da voi c’è un campanile, una statua, una torre, … con una Storia Speciale! 🙂 Vi auguro allora, buone passeggiate con il naso all’insù. 🙂
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Mesi fa ho partecipato ad un Convegnopromosso dal DIUM – Dipartimento studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo di Udine, in collaborazione con la Fondazione Aquileia sul valore (e la sua salvaguardia) del Patrimonio Artistico, Culturale di un popolo.
Oltre agli interessanti interventi dei relatori (pubblicamente ringrazio tutti), consiglio la visione del film “The destruction of memory” di Tim Slade.
Se avete la possibilità, non perdete l’occasione di vederlo, magari durante un Convegno e/o una discussione tra esperti in qualche Festival Estivo.
Facendo un pò di ricerche, sul sito dell’Università di Venezia (cliccate sulla parola rossa) ho trovato un piccolo assaggio …
Lascia senza fiato; con garbo, con delicatezza Tim Slade ha raccolto filmati, testimonianze, opinioni di studiosi per raccontare un territorio, ma che può essere (secondo me) amplificato per tutte le culture, minoritarie e non, per tutti i siti culturali di grandi città come di piccoli centri. Ognuno racconta una Storia, una Vita, Unica, perciò da rispettare, da salvaguardare, SEMPRE.
Cosa mi ha colpito? Gli occhi, gli occhi dei testimoni e degli studiosi; come (purtroppo) altre volte,sono gli occhi a raccontare cosa è successo, che soffrono fino alle lacrime per la distruzione di questo o quel monumento, testimonianza UNICA di una vita, di un popolo.
Alla fine però nelle parole prevale la speranza, accompagnata da un cenno di sorriso, prevale la forza nell’andare avanti, nel NON mollare, MAI.
Senza Memoria, senza Passato, non si vive (oggi) e non si progetta il Domani.
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Avviso ai “Naviganti” 🙂 Rileggendo la bozza, ci sono un sacco di pensieri, di argomenti, “salto di palo in frasca” come si dice, quindi trasformatevi in canguri 😉 e via! al ritmo di Jump!
Non so voi, ma io ho una piccola abitudine quando termino un libro.
Prima di iniziarne uno nuovo, per un paio di giorni, cambio genere. Per “cancellare” luoghi, nomi, situazioni.
Nel pomeriggio mi tengono compagnia riviste storiche, d’arte, … (i rotocalchi non fanno per me) e alla sera, “mi tuffo” nelle parole crociate, o come diceva un caro bimbo, “parole INcrociate” 😉
Parto sempre dalla fine 😉 con il “senza schema”, poi con il “mitico Bartezzaghi” e poi via via gli altri giochi. Alcune definizioni le scrivo alla rovescia, parto dall’ultima lettera e poi via le altre : per esempio scrivo O poi A I C … CIAO 🙂 son proprio fuori! 😉 Vediamo positivo : tengo allenato il mio cervello!
Fra una definizione e l’altra ho letto una Curiosità :
Gli orologi antichi erano decorati con i tre Re Magi perchè rappresentavano i tre Continenti conosciuti: Europa, Asia ed America. 🙂
E allora mi sono ricordata della splendida Torre dell’Orologio del ‘400, in Piazza San Marco a Venezia. La conoscete? Mi sembra che anche Alberto Angela ne abbia parlato in modo dettagliato in una delle sue trasmissioni.
L’orologio con i Re Magi , ha un meccanismo che serviva ( verbo declinato al passato, dato l’uso odierna della tecnologia) ai marinai veneziani per conoscere il momento migliore per salpare, in base ai mesi, alle fasi della Luna e alle maree favorevoli.
Venezia come Genova, come Trieste, … città di mare, dello scambio commerciale marino, dei viaggi verso terre conosciute o ancora da conoscere, come appunto (ritornando al discorso iniziale) verso i nuovi Continenti.
Ritornando ai nostri Re Magi, se fino al 1400 se ne conoscevano tre, Europa, Asia e Africa, di lì a poco è arrivata, pardon, sono arrivate le Americhe e allora, giusto giusto a Trieste nella centralissima e meravigliosa Piazza Unità d’Italia c’è la Fontana dei quattro Continenti!
Circondate da rocce (rappresentano il Carso) e da pacchi, botti e tutto ciò che viene stivato in una nave, vi presento …
Europa …
Asia …
Africa …
e America!
Conoscete Trieste? Ci siete mai stati? E’ un insieme “storico” di culture, religioni, lingue, storia, natura.
In “pochi metri” si passa dal periodo romano al periodo liberty (mi raccomando, naso all’insù), dal paesaggio carsico all’ambiente marino; dai luoghi di scienza/ fisica ai luoghi di studio rinomati (ricordando Margherita Hack),dalle librerie ai caffè storici (attenzione a come ordinate il caffè! 🙂 ) ,dalla Chiesa Greco-Orientale alla Sinagoga; da un Museo “all’aperto” ad una Grotta … e che grotta! Enorme! 🙂 anzi Gigante! 😉
Passeggiando in centro, si possono incontrare (le statue di) Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba e poi , dopo una sosta “romana” al Teatro, via lungo le rive ed al suo meraviglioso e sempre diverso palcoscenico del Mare! Con, in lontananza, i Castelli di Miramare e di Duino (con altre storie affascinanti di persone, di arte, di natura) e, più vicino, lo spettacolo delle tante colorate barche a vela o delle gigantesche navi da crociera, o della sagoma della Gru galleggiante Ursus, uno dei luoghi scelti per una famosa fiction televisiva. Non vedo l’ora che inizi la seconda serie! 🙂
Europa, Asia, Africa, America … e l’Australia? :0
Il quinto Continente è “arrivato” alla fine del 700 grazie al capitato Cook.
Ma già il matematico Pitagora (500 a.C.) ipotizzava l’esistenza di un Continente nell’emisfero australe. Altri studiosi, per il bilanciamento del peso dell’Europa e dell’Asia, pensavano ad un nuovo (e pesante) Continente nell’emisfero a sud dell’Equatore.
Prima del Capitano Cook, agli inizi del 1600, furono gli Olandesi ad avvistare le coste australiane ma vennero scambiate per isole della già nota Nuova Guinea. Il primo vero sbarco avvenne nel 1616 da parte del Comandante Dirk Hartog da cui prese il nome l’isola nella zona occidentale australiana – Dirk Hartog Island.
Se la osservate sulla Mappa Satellittare , vicino noterete la Shark Bay, la Baia dello Squalo: alla fine del 1600, una nave inglese sbarcò in questo luogo e fu grazie alla pesca di uno Squale Tigre che riuscirono a sopravvivere, dopo mesi di navigazione e le conseguenti ristrettezze alimentari.
Magari mangiando il suo fegato, alimento ricco (fino al 90%) di olii a basso peso specifico. Non avendo la vescica natatoria, il galleggiamento dei Pescecani è regolato da questo organo. E siccome il fegato occupa una buona parte dell “addome” , il loro intestino ha una forma a chiocciola, necessità virtù ! 🙂 #scoprireleggendo
La Dirk Hartog Island e le penisole circostanti offrono spettacoli naturali, geologici e marini unici. Ma quante foto scatterei??? 🙂
C’è la Hamelin Pool con le colonie di microrganismi più antichi (3,5 mld. di anni fa) della Terra : le Stromatoliti . Piccoli batteri che catturano granelli di sedimento con un secreto vischioso. Questo, indurendosi, farà da base/tappeto al successivo strato di sedimento “catturato”.
Oppure la “Schell Beach” è una spiaggia formata da milioni di conchiglie bianchissime (Fragum erugatum) .
E poi le Riserve/ Parchi protetti con le numerose lagune salate, le baie dalle acque cristalline, i delfini, i dugonghi! 🙂 E per arrivarci ? Poche, pochissime strade in mezzo ad un deserto rosso: e già questo è uno spettacolo! 🙂
Che meraviglia l’Australia! 🙂 Adesso mi tuffo nelle fotografie satellitari e a voi …
… Buona visita e buona ricerca nelle vostre zone, di orologi, statue, fontane, … con i Continenti!
Mosaico dei Cinque Continenti – Scuola Primaria “Angela Adami” di Tolmezzo
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Pensieri sparsi su questa meravigliosa Montagna friulana!
Scriveva il geologo Ardito Desio (1897-2001) :
“(…) di tutte le motagne che si vedevano dal piazzale del Castello,(di Udine)era il Monte Canin che esercitava le maggiori attrattive (…) sia per le sue forme aspre e accidentate, sia perchè si ergeva maestoso al di sopra di tutte le altre. …
Monte Canin dalla pianura friulana
… l’amico professore Ciro Bortolotti (…) trovò di suo gusto l’idea di organizzare per noi un’ascensione al Canin. (…) “Partiremo martedì prossimo. Mi raggiungerete in bicicletta a Chiusaforte, poi proseguiremo insieme.” L’idea di scalare la montagna più alta di quante dominano la pianura friulana mise in effervescenza il mio cervello e in tensione i miei nervi. …
… Risalimmo pedalando la Val Raccolana e con una breve passeggiata raggiungemmo il Rifugio Nevea ove facemmo colazione, proseguendo poi per il Rifugio Canin. A due terzi di strada il professore mi additò, ai piedi della parete del Bila Pec una grotticella difesa verso l’esterno da una parte di sassi. ” Quello è il vecchio Rifugio Brazzà” disse”Là Giacomo di Brazzà Savorgnan di Cargneu visse per qualche mese per rilevare la carta topografica del Canin e del Montasio, preparandosi così a maggiori imprese”.
Giacomo di Brazzà Savorgnan era il fratello di Pietro Brazzà, il famoso esploratore del Congo, nell’Africa Occidentale. Egli seguì le orme del fratello e, insieme con Attilio Pecile, pure friulano, effettuò l’esplorazione di vaste areee del bacino del fiume Congo.
La vista di quel rifugio affumicato rimase per sempre nella mia memoria come un simbolo.
Alle prime luci dell’alba il professore ci diede la sveglia. Lasciammo il rifugio e risalimmo le morene sino all’inizio del ghiacciaio. Era la prima volta che vedevo un ghiacciaio. Mi fece una grande impressione: tutta quella massa di ghiaccio dai riflessi verdazzurri mi suggestionava. Risalimmo tutto il pendio gelato sino all’attacco della parete. …
… ai primi raggi del sole toccammo la vetta a 2585 metri. Un grido di gioia si sprigionò dai nostri petti.
L’entusiasmo è espresso in ogni parola. Niente note per la fatica, per la distanza, per l’altitudine, niente. C’erano!Figurarsi, ma sono state, secondo me, cancellate dall’entusiasmo, dalla meraviglia di salire in vetta, dalla vista di questo spettacolare paesaggio montano!
Provo anch’io un’ attrazione particolare quando scorgo il Monte Canin dalla pianura.
La MIA montagna resta il Monte Coglians, che è ricca di ricordi famigliari : è un’accozzaglia di pensieri storici, geologici, naturalisti, intercalati con immagini di giornate trascorse con questo o quel familiare, lungo il sentiero che porta in cima, di voci di persone care, di colori dei prati intorno alle Casere ai piedi della montagna, di profumi del fuoco, del siero caldo, del suono dei campanacci delle mucche, … … … tanti personali ricordi.
Il Monte Canin e tutto il suo comprensorio mi affascina da sempre per la Geologia del posto.
Conoscete la mia passione (amatoriale) per le rocce! 🙂
In attesa del concerto ci siamo incamminati lungo il sentiero CAI632 che attraversa l’Altopiano per giungere al Rifugio Marussich e/o su in cima al Monte Canin.
dalla Sella Bila Pec la vista della Sella Prevala
Tutto intorno a noi è un paesaggio “lunare”, spettacolare, sede (migliaia di anni fa) di un maestoso ghiacciaio. Si notano formazioni di Dolomia Principale, di Calcari Dolomitici, che hanno sviluppato numerosi fenomeni carsici. E’ una delle mete favorite per chi pratica la Speleologia.
Ecco: non mi attira molto l’addentrarmi (accompagnata ed equipaggiata in sicurezza, si intende) in questi cunicoli stretti, sapendo di avere qualche metro di roccia sopra la testa ma … siccome sono #curiosacomeunascimmia 😉 proverei giusto qualche metro, per capire l’effetto che fa, al buio (o quasi), in silenzio, io, la mia amata roccia e il ticchettio delle gocce d’acqua! 🙂
Altopiano del Canin-Zona Speleologica!
Ma torniamo alle nostre camminate all’aria aperta!
Consiglio in zona il percorso Botanico del Pila Pec. E’ una camminata ad anello, ben segnalato, sulla flora e la morfologia del territorio.
Al termine del sentiero, avviandomi verso il Rifugio Gilberti sono “svenuta” alla vista dei miei amatissimi fossili, in questo caso i Megalodonti, molluschi bivalvi!
Ecco, pensando che in questo luogo, milioni e milioni di anni fa, c’era il mare … “svenuta” di nuovo! 🙂 #sempreconilsorriso !
Dopo il Concerto, siamo rientrati percorrendo il sentiero CAI 635; c’era però una coda infinita di gente : siamo passati veloci veloci vicino all’Abisso Mario Novellicon la sua forte corrente d’aria (cavità 1346 del Catasto Regionale Grotte – Un “Grazie!” al dott.Giulio Goi) e al vecchio Rifugio Brazzà (v. racconto di Ardito Desio) .Che emozione ho provato avvicinandomi! Non ho avuto il tempo, dato la confusione, di fermarmi a studiare bene la zona. Sarà per un’altra volta!
Quindi si ritornaaaaa! Per la gioia di Beta-marito che mi ama alla follia 😉 quando mi fermo a scattare … giusto quelle quattro foto! 😉
A tarda primavera di quest’anno, sempre da Sella Nevea, abbiamo percorso il sentiero CAI 623 sull’Altopiano del Montasio. Altra zona magnifica e ricca di storia alpinistica!
Curiosità: durante la precedente gita ammiravo l’Altopiano del Montasio dal Canin …
Adesso sono qua …
… mentre questa primavera, dal Montasio mi fermavo spesso (oltre che per il fiatone! 😉 sono vecchietta! ) per ammirare il Gruppo del Canin !
… adesso sono qui!
Rientrando a Sella Nevea, lungo la strada, pareti di roccia fantastiche!Strati e strati di pietrisco, ghiaie più o meno fini; depositi rocciosi testimonianza del lavoro delle acque di fusione dei ghiacciai durante il periodo del Pleistocene (1,8 milioni di anni fa). Magnifico!
Guardando, o meglio, ammirando la zona del Canin mi sono ricordata di una gita (una delle prime gite da novelli fidanzatini) lungo i sentieri CAI 636 e 637, fino al Bivacco Modonutti-Savoia per poi scendere lungo il bosco tra il Monte Poviz e il Monte Robon. Ricordo la distesa bianca delle rocce, le scanalature dovute all’erosione/scioglimento del calcare, … e la bella compagnia di una coppia di amici. L’unico rammarico? Non ho foto: il mio Beta-fidanzato/futuro marito aveva dimenticato la macchina fotografica a casa! Tranquilli :adesso anche la sottoscritta ne è provvista, quindi, basta una bella giornata e si parteeee … abbracciandovi tutti! 🙂
In un altro testo di Ardito Desio (vedi fondo pagina) il professore precisa: ” E’ presto fatto, 57 chilometri di bicicletta sino a Chiusaforte per la via nazionale. Poi 11 chilometri sul fondo della Val Raccolana sino al Pian della Siega. Qui si lasciano le biciclette e si sale per un sentiero sino a Sella Nevea dove c’è un buon rifugio alpino. Da Sella Nevea si sale ancora a pernottare nel piccolo rifugio Canin. La mattina seguente si parte all’alba, si rimonta il ghiacciaio centrale del Canin sino all’attacco della parete e di là in poco più di un’ora si arriva in vetta. Nella stessa sera si può essere di ritorno a casa”
Si parla di una gita di due giorni, organizzata nel 1912, partendo in bicicletta da Palmanova. Pensando all’anno, a come erano le strade, i mezzi, i materiali, l’abbigliamento, adesso bisogna SOLO camminare lungo il sentiero, in silenzio, in rispettoso silenzio.
Libro “SULLE VIE DELLA SETE DEI GHIACCIAI E DELL’ORO” Avventure straordinarie di un geologo – scritto da Ardito Desio – ed. IST.GEOGRAFICO D’AGOSTINI Spa Novara-1987
Opuscolo “LE MIE PRIME SCALATE ALPINISTICHE GIOVANILI” di Ardito Desio – Estratto da “IN ALTO” CRONACA DELLA SOCIETA’ ALPINA FRIULANA ed altre pubblicazioni- libretto stampato dalle Grafice Fulvio-Udine
Cartina CAI 027 CANIN-VAL RESIA-PARCO NATURALE PREALPI GIULIE
Libro “GUIDA DEL FRIULI-VII-VAL CANALE” ed.Società Alpina Friulana Sez.Udine del CAI – 1991
Libro “GUIDA DELLA CARNIA E DEL CANAL DEL FERRO” di Giovanni Marinelli-1924-nuova edizione a cura di Michele Gortani-S.A.F.-Libreria editrice “Aquileia”-
Catalogo della mostra “HIC SUNT LEONES. ESPLORATORI, GEOGRAFI E VIAGGIATORI TRA OTTOCENTO E NOVECENTO. DAL FRIULI ALLA CONOSCENZA DEI PAESI EXTRAEUROPEI” – organizzata dal Museo Friulano di Storia Naturale di Udine del 2011.Catalogo a cura di Paola Visentini. Ed. del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine-stampato La Tipografica-novembre 2011
Catalogo della mostra “HISTORIA NATURALIS alle radici del Museo Friulano”Ed. del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine-Dicembre 2004 Arti Grafiche Friulane-
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Giorni fa ho partecipato ad un incontro promosso dal Museo Friulano di Storia Naturale, dall’Università di Udine, dalla Regione FVG e dall’ ERSA , sulle specie vegetali esotiche presenti nello specifico nella mia Regione (ma è un problema che riguarda tutta l’Italia e l’Europa).
Leggendo la documentazione scopro che la loro colonizzazione ha portato a danni sanitari (allergie da contatto o da inalazione), socio-economici (danno al patrimonio artistico ed architettonico – v. le mura della città stellata di Palmanova) ed ambientali (con la loro rapida proliferazione si sostituiscono alla flora spontanea naturale con danni all’ecosistema ed alla biodiversità nazionale e regionale).
Grazie al lavoro d’equipe fra i diversi Enti, si è giunti (in Friuli Venezia Giulia) al riconoscimento ed alla formulazione di una Lista “costituita da 16 specie esotiche invasive altamente impattanti per le quali è indispensabile attivare concrete misure di contenimento” … – … “I dati dovranno essere aggiornati ed anche le tecniche di lotta saranno perfezionate , ma nel frattempo è importante che la popolazione cominci a riconoscere il problema delle specie vegetali esotiche invasive”(cit. dal Libretto informativo).
Le azioni di Prevenzione, di Eradicazione e di Contenimento vengono spiegate molto bene. Consiglio vivamente una attenta lettura della pubblicazione.
Ma di che piante si parla? Giusta domanda. E la risposta è inaspettata, almeno per me.
Pensavo di trovare piante grasse, piante con fogliami particolari, spine, fiori dai colori sgargianti (avete presente la vegetazione dell’Amazzonia? o del Borneo? 🙂 ) …
… niente di tutto ciò. Fate CANC alla vostra memoria e preparatevi a delle “belle” sorprese! Sigh! 😦
Durante le mie camminate e/o giri in bicicletta ho visto queste piante più di qualche volta!
Fra le altre nella lista c’è …
… l’Ailanthus altissimal’Ailanto . Ultimamente trovo in commercio anche il Miele.
… l’Helianthus Tuberosus il Topinambur.
… la Lonicera Japonica Thubil Caprifoglio giapponese. Quante volte i suoi bellissimi e profumati fiori recisi facevano bella mostra in casa mia!
Che buon profumo!!!
… l‘Impatiens glandulifera Royle la Balsamina Ghiandolosa. C’è un tratto di ciclabile in Carnia bordata di rosa!
Il resto è un susseguirsi di piante radicate più o meno ovunque in Regione, in montagna, in pianura ma anche lungo la costa e le spiagge friulane.
Non si finisce mai di imparare!
D’ora in poi durante i miei giri su e giù per la Regione farò attenzione, magari mappando le mie osservazioni.
E nelle altre Regioni? C’è questa mappatura Fito-esotica? Ne siete già a conoscenza?
Informiamoci, documentiamoci e divulghiamo queste informazioni, anche perchè è a rischio l’ambiente e la nostra salute.
Cliccando sul nome in rosso dell’Agenzia Regionale per lo sviluppo rurale (ERSA) che ho citato all’inizio dell’articolo, si può scaricare l’elenco, con le informazioni dettagliate, di ciascuna pianta censita e studiata in Friuli Venezia Giulia.
Oppure sul sito della Regione, assieme agli atti/schede/interventi del Convegno.
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Imboccata la strada per la Val Resia, si seguono le indicazioni per il Borgo Povici. Al termine del paese di Povici di Sopra, ci si inoltra nella vallata della Miniera e dopo un centinaio di metri su strada bianca, si lascia la macchina in un comodo parcheggio.
Il rumore dell’acqua del Rio Resartico sarà la nostra colonna sonora. Zaino in spalla, macchina fotografica, un pò di attenzione e si parte.
Arrivati al guado merita una sosta sul grande masso che campeggia ai bordi del Rio! Per guardarci intorno ma anche perchè il masso …
… E’ il “Sasso del Diavolo”, una Dolomia Principale con numerosi bivalvi Megalodon! Adoro! 🙂
Il sentiero CAI 702 è molto ben curato e segnalato. Il Parco naturale delle Prealpi Giulie ha dislocato, in vari punti significativi, dei cartelli e/o delle tabelle esplicative del posto dove ci troviamo.
Ad un bivio, lasciata la strada bianca, si prosegue lungo un sentiero …
… in mezzo a boschi … tra i massi calcarei dolomitici …
… attraverso gradini di pietra, ripercorrendo il sentiero fatto tante volte dai minatori, …
Un pensiero a questi lavoratori.
… sempre in compagnia dell’acqua che plasma in pozze, cascate, “scivoli”, la bianca roccia …
… osservando la natura che si risveglia, …
… piantine che si fanno largo attraverso i sassi, …
… prati tappezzati di colori …
Vecchio e nuovo colore!
… per arrivare, attraversando le faggete, al Villaggio dei Minatori …
… con un grazioso e ben attrezzato Ricovero … un bel lavoro di recupero.
Dietro le “testimonianze murarie” delle vecchie abitazioni degli operai, parte il sentiero che ci porta al Belvedere: una “finestra” sulla zona della Miniera. Quest’ultima raggiungibile in poche decine di minuti, attraverso un comodo sentiero, sempre partendo dal Villaggio.
Tabelle esplicative della zona, sulla storia della Miniera e dei suoi uomini (per non dimenticare!) , sono presenti sia nel Villaggio che nella galleria della Miniera, visitabile con una guida del Parco.
Il periodo estrattivo è stato a cavallo del 1900 fino al secondo dopo guerra. Si estraeva materiale bituminoso (formatosi milioni di anni fa – periodo Triassico – a seguito della compressione di alghe! 🙂 ) che veniva distillato, per ricavare olio, nell’edificio posto all’imbocco della Valle, a Resiutta.
Olio usato per l’illuminazione pubblica di Udine.
Osservando le pareti della galleria si intravedono ancora faglie nerastre ! 🙂 Storia geologica! 🙂 Le mie amate rocce!
Edificio per la produzione dell’olio
Dopo un meritato riposo, un buon pranzo al sacco sulla terrazzina del Ricovero, con meravigliosa vista panoramica inclusa 🙂 (mi raccomando: portare a casa i rifiuti! Grazie.) per il rientro, si riprende lo stesso sentiero dell’andata.
Noi, invece, abbiamo optato per il percorso alternativo : al primo pilone della teleferica (segnalato), ci si incammina lungo il “Sentiero dell’Acquedotto”.
Attenzione: è un sentiero esposto, massima cautela ed attenzione. Valutate in base alle vostre capacità/età (presenza di bambini, persone poco esperte), meglio ascoltare prima i consigli di un esperto.
Sulla cartina topografica sono segnate tre sorgenti la cui purissima acqua viene in parte captata da un acquedotto posto nelle vicinanze. Da qui il nome al Sentiero.
La foto non rende l’idea del verde brillante della vegetazione e l’azzurro limpido delle sorgenti! 🙂 e siamo all’inizio della Primavera! Chissà che colori durante la stagione estiva!
Data l’abbondanza di neve di questi mesi, lungo il percorso, l’acqua “scendeva” anche dalla roccia. Una bella e gradita doccia rinfrescante! 🙂
Il sentiero è comodo ma esposto …
… e con brevi e basse gallerie scavate nella roccia!
Esercizio di piegamento gambe! Alè! 🙂
A fine vallata, si arriva, dopo una ripida discesa nel bosco, al Borgo Povici di Sopra e, riprendendo la strada bianca, si giunge al parcheggio.
Un consiglio: prima di arrivare al Borgo Povici di Sotto, si può osservare a sinistra, dall’altra parte del Rio, tra montagne verdeggianti ,una zona bianca, è il “Retroscorrimento della Val Resia”. Si tratta di rocce che hanno la caratteristica (unica rispetto alle altre zone tettoniche friulane) di “immergersi” verso Sud (e non verso Nord), sotto quelle (periodo Triassico e Giurassico) della catena del Monte Plauris! Meraviglie della natura! 🙂
La descrizione più dettagliata la trovate nel sito dei Geositi del FVG della Regione.
Parcheggio – guardando verso il retroscorrimento
E poi quando si arriva a Resiutta, proprio fronte- incrocio, c’è il Museo della Miniera del Resarticoda visitare anche per approfondire un pò la sua storia mineraria e geologica.
Senza dimenticare la Ghiacciaia (situata a pochi metri dal Museo, subito dopo il ponte del T. Resia) .
In questi luoghi, dalle acque purissime, nel 1844 Francesco Dormisch iniziò la produzione della Birra e la Ghiacciaia serviva da “frigorifero” per le numerose bottiglie prodotte!
Dato l’enorme successo, la produzione venne trasferita nel capoluogo friulano, sfruttando, per il funzionamento delle macchine, la forza delle acque del Canale Ledra.
Di un’altro Birrificio Udinese ne avevo parlato tempo fa, in una delle mie Storie un pò cosìper i miei amati bimbi (e non solo! 🙂 ).
Canale Ledra a Udine
Vi lascio con un pensiero letto su uno dei cartelli esplicativi del Parco Naturale delle Prealpi Giulie.
Condivido.
Talmente incantati, che ci siamo tornati … altro sentiero, altra storia! 🙂
E l’abbraccio con un albero? Ho trovato degli alberi mooolto speciali! Altro articolo, altra storia per i bimbi! 😉
Comunque mi sono “tuffata” sulle mie amate rocce! In questa, c’era anche un leggerooooo scorrrrrere dell’acquaaaaa!
P.S. I miei articoliNON sono sponsorizzati dai Link(cliccare sopra le parole “blu” e/o “rosse”) di rimando o dalle Case Editrici indicate.E’ un mio libero consiglio di lettura e/o comprensione.
Primavera è arrivata e io inizio a scalpitare, o meglio a “scarponare” perchè si ricomincia con le mie lunghe camminate e pedalate in mezzo alla natura.
Una dei primi luoghi per rodare un pò le gambe 😉 è il Lago di Cavazzoo dei Tre Comuni. Perchè è situato nei Comuni di Trasaghis, di Bordano e di Cavazzo Carnico.
E’ sempre (ma quale luogo non lo è?) una sorpresa, una meraviglia. Per i colori della natura che cambiano in ogni stagione, per le migliorie a rendere più fruibile e accessibile il luogo, per le informazioni geologiche, floristiche, … Grazie a chi permette tutto ciò!
Suggerimenti?
Parcheggiate l’auto nella zona sud e sdraiatevi sul prato, vicino ai laghetti o sulle spiaggette nella parte sud-occidentale, … chiudete gli occhi e Buon Riposooo … Germano Reale e Folaga permettendo! 😉
Volete camminare? Cartina alla mano , zaino in spalla, macchina fotografica a tracolla, penna e taccuino perchè vi consiglio diversi itinerari 🙂 eeee si parteeee!!!
Dal parcheggio (vicino al Parco Giochi) si prende il sentiero a sinistra orografica e ci si incammina verso nord. Flora e fauna acquatica sono in nostra compagnia, senza dimenticare gli alberi, alcuni con etichette per il loro riconoscimento, vicino al Centro Visite.
Camminando a fianco del recinto del C.V. (da visitare per conoscere e toccare da vicino la storia del Lago e della sua gente) si arriva ad una sorgente, acqua che filtra attraverso le rocce ai piedi del paese di Interneppo.
A seconda della piovosità (come è logico che sia) il livello della pozza d’acqua cambia e con un pò di fortuna si può vedere qualche anatra proveniente dal Lago.
La tabellonistica posta lungo il sentiero è molto dettagliata, con nozioni sulla flora, sulla fauna, sulla storia e sulla geologia (le mie amate rocce! 🙂 ).
Un suggerimento: la fotografate e a casa, con calma la leggete; sarà una specie di ripasso del luogo visitato o (come capita a me) una buona scusa per ritornare sul posto … “Non ho visto bene questo … ci siamo dimenticati di guardare a destra verso … ” 😉 .
Sempre nelle vicinanze del Centro Visite inoltre, ci sono due sentieri (prendete uno per l’andata e uno per il ritorno 😉 ) che ci portano al paese di Interneppo.
Dal paese parte il sentiero CAI 838 per il Monte Festa. Ve ne avevo parlato tempo fa in questo articolo.
Monte Festa a destra
Interneppo, assieme a Bordano, è il Paese delle Farfalle. Passeggiando lungo le loro vie si possono ammirare i molti murales colorati con tante fantasiose farfalle …
… e anche lungo i toranti della strada di collegamento …
murales
Un pensiero al grande Marco Pantani… e al mitico arrivo al Monte Zoncolan.
A Bordano merita una visita alla Casa delle Farfalle con all’interno varie serre che riproducono gli ambienti adatti a questi lepidotteri … e non solo! 🙂
Alcune delle ospiti! 🙂
Dal centro del paese di Bordano parte il percorso ad anello del Sentiero Entomologico.
Cartina in mano : Il primo tratto è un sentiero in mezzo al bosco che poi prosegue su una strada secondaria (porta con diversi tornanti alla cima del Monte S. Simeone, luogo di lancio degli appassionati di parapendio).
Si scende fino all’incrocio con la strada per il Monte Festa (di cui sopra). Arrivati poi sulla S.P.36, dopo pochi metri si riprende a sinistra il sentiero in mezzo al bosco che ci riporta a Bordano.
Rientriamo al Lago? 🙂
Prima di scendere al Centro Visite, fermatevi all’inizio del sentiero a Interneppo. Noterete un’ampia piazzola vista-lago con molti “particolari” interessanti.
Tabella informativa
Su un prato con le essenze vegetali tipiche della zona …
Prato
… è stata costruita una Bussola particolare …
… perchè è formata da Mosaici che rappresentano le St … no, non vi svelo tutto, altrimenti che sorpresa è?
Rosa dei Venti
Verso il Lago si staglia il “Monumento all’Isolatore”, cioè al particolare congegno che ammortizza le onde d’urto del terremoto. Dispositivo installato sul Viadotto di Somplago e non solo (leggere le tabelle esplicative).
Monumento all’Isolatore
Quando si parla di Terremoto del Friuli nel 1976, mi emoziono sempre. Sono passati anni, ma il ricordo è sempre vivo.
Dedica
Torniamo a noi.
Dal sentiero rientriamo al Centro Visite.
Si continua lungo la stradina sterrata fino alla punta nord del Lago. Attraversata una zona torbo-paludosa si arriva sotto i piloni del viadotto dell’autostrada e ci si immette sulla S.R.512, vicino alle prime case di Somplago.
E qui altre sorprese ci attendono …
All’incrocio (prima di incamminarci verso la Centrale Idroelettrica per rientrare al punto di partenza) proseguendo sulla strada per Cavazzo Carnico, a sinistra, all’ombra di alcuni alberi di Noci, in mezzo ad un prato c’è un bella fontana con lavatoio , con acqua limpida, fresca, proveniente dalle sorgenti poste a nord.
Camminando verso nord, prima del tornante, sempre a sinistra c’è un’altra stradina secondaria che porta a Cesclans ( itinerario che ho a suo tempo descritto) ma guardando a destra, vediamo una bella cascata. Con attenzione c’è un sentiero che ci permette di avvicinarci alla sua base.
Cascata
Tornando sulla strada asfaltata, prima del tornante, dietro la chiesa, c’è un sentiero che “taglia” la strada per Cavazzo Carnico.
Tracce di un Mulino
Nei pressi di un Lavatorio
Dopo poche centinaia di metri troviamo le indicazioni per la Chiesetta di S.Candido. Un gioiello di architettura, di arte, sia all’interno che all’esterno, da osservare attentamente.
Per gli appassionati, c’è nelle vicinanze, una Palestra di Roccia!
Rocce testimoni del vecchio ghiacciaio. Adoro! 🙂
Un’ultima vista panoramica al Lago e riprendiamo la strada verso l’incrocio di Somplago.
Se volete … proseguendo a Nord, sulla Strada asfaltata (attenzione alle auto!) si arriva alla Palude Vuarbis di cui vi avevo già parlato in un precedente articolo.
Da Somplago si fa rientro alla macchina o facendo a ritroso il sentiero sulla sponda sinistra del Lago oppure si prosegue lungo la strada, passando davanti alla Centrale Idroelettrica.
Si tratta di strada veicolare, quindi, prestare ATTENZIONE, stare in colonna, “contro mano”, un occhio a sinistra al Lago e uno davanti per vedere se arrivano macchine (poche ma ci sono !) e buona osservazione! Per esempio c’è un luogo preferito da tre cormorani che si appostano sopra i rami degli alberi vista-Lago! 🙂 Buona ricerca!
Vi consiglio (se è possibile) la visita alla Centrale. Eravamo stati anni fa, durante la festa del paese; è stato interessante vedere i vari impianti, i suoi ampliamenti, la lunga galleria con i cavi per il “trasporto” dell’alta tensione, ascoltare il suono dell’acqua nelle gallerie, ammirare il grande dipinto (eh si, c’è anche un’opera d’arte!), conoscere il Lavoro di tanti uomini per un’opera maestosa.
Scorro con un dito sopra la Cartina Topografica per vedere il percorso sotterraneo dell’acqua che da Ampezzo giunge al Lago. Magnifico ed Encomiabile Lavoro dell’Uomo.
Pensando alle mie camminate … Percorrendo la strada bianca per gli Stavoli Folchiar (per intenderci, siamo sopra la Galleria dell’Autotrada)
ho notato in lontananza un vascone di invaso, …
… per il “troppo pieno?”, è un simil-sfioratore come nel Lago di Barcis? … non mi ricordo … se qualcuno sa la sua esatta funzione … scrivete alla “curiosa come una scimmia“! 😉
Lago di Barcis
Una piccola deviazione con curiosità al percorso “stradale” per il rientro?
Il Lago dal Monte Festa
Dalla fontana di Somplago, si continua lungo la stradina interna, si affianca (dato significativo della purezza di queste acque) un allevamento ittico e, poco dopo, fra le case, si attraversa il Rio Schiasazza su un Ponte Romano!
Il Ponte Romano (ho studiato la tabella 😉 ) faceva parte della vecchia Strada del Sale (I° sec. d.C.) che da Julia Concordia portava i mercanti a Julium Carnicum e poi verso l’Austria attraverso il mio amato Passo Monte Croce Carnico!
Un’altra parte di strada romana la troviamo poco dopo la Centrale, prima di passare sotto al Viadotto. Sulla destra parte un sentiero ciottoloso che costeggia la località CjaseriaMuarta (v. cartina topografica).
Fate attenzione alle pietre, osservatele attentamente, alcune sono usurate dal passaggio dei carri! 🙂 Adoro!
Ci si ricongiunge alla “strada maestra” poco prima della Scuola di Vela.
Nella zona sud del Lago c’è un bellissimo canneto. Vi consiglio di percorrere i vari sentieri che lo attraversano e/o lo costeggiano, ad ogni stagione.
Estate
Autunno
Una curiosità/gioco : dall’alto (percorso Stavoli Folchiar di cui ho parlato poco fa) il canneto per me ha la forma di una capra. E a voi cosa sembra? Sono passati una decina d’anni da quando ho scattato questa foto, adesso avrà preso altre “sembianze”! 😉
Giochiamo ancora?
Lungo la strada del rientro, guardando dietro la Sella di Interneppo, si scorge il Monte Chiampon, sopra la bella Gemona del Friuli .
Lo splendido Duomo di Gemona del Friuli
Sembra o no una faccia? Una Statua Moai di Rapa Nui , arrivato in Friuli Venezia Giulia per una visita parenti! 🙂
Quest’inverno, per me, era il GIGANTE INNEVATO che prende il sole. 😉
Scemo scemo! Gomma gomma! 🙂
Che dire ancora? Ogni momento è buono per visitare questo angolo del Friuli Venezia Giulia, in ogni stagione il Lago ha i suoi colori, le sue sorprese naturalistiche, le sue acque cambiano colore in base al clima, al vento, … MAGNIFICO sempre!
SENZA VENTO
CON VENTO
Adesso vi lascio riposare un pò sul prato, magari ripassando, con cartina alla mano, i vari percorsi che vi ho proposto … c’è un pò di confusione, ma vedrete che è più facile di quel che sembra. 🙂 …
… anche perchè la prossima volta vi parlerò di ciclovie, di acque, di storia …
P.S. I miei articoliNON sono sponsorizzati dai Link (cliccare sopra le parole “blu” e/o “rosse”) di rimando o dalle Case Editrici indicate.E’ un mio libero consiglio di lettura e/o comprensione.